Nascondere il cibo nei tovaglioli o nelle tasche
Nel contesto dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione (DCA), i comportamenti legati alla manipolazione e al camuffamento del cibo rappresentano segnali d’allarme significativi e complessi. Tra queste condotte, l’atto di nascondere il cibo nei tovaglioli o nelle tasche è uno dei rituali più comuni, utilizzato principalmente per simulare l’ingestione e ridurre l’introito calorico effettivo senza attirare l’attenzione dei commensali o dei caregiver. Questo comportamento non è un semplice capriccio o una mancanza di educazione a tavola, ma una vera e propria strategia di sopravvivenza psichica messa in atto dalla parte malata della persona per proteggere il disturbo stesso.
Perché viene messo in atto questo comportamento
Il motivo principale risiede nel bisogno di controllo e nella paura pervasiva di aumentare di peso. Quando una persona soffre di Anoressia Nervosa o di forme restrittive di altri disturbi alimentari, il pasto viene vissuto come una minaccia. Nascondere il cibo diventa un meccanismo di difesa per :
- Evitare il conflitto : la persona cerca di compiacere familiari o medici fingendo di mangiare, riducendo così la pressione esterna e le discussioni riguardanti la propria alimentazione.
- Mantenere il segreto : i DCA prosperano nel silenzio e nella segretezza. Nascondere l’evidenza della restrizione permette alla malattia di continuare a operare indisturbata.
- Gestire l’ansia : l’idea di deglutire determinate quantità di cibo scatena un’angoscia insopportabile; sbarazzarsene furtivamente garantisce un sollievo immediato.
Le modalità del camuffamento
Queste condotte richiedono spesso una notevole abilità e pianificazione. La persona può tagliare il cibo in pezzi piccolissimi per far sembrare che la porzione sia diminuita, oppure utilizzare accessori e abbigliamento in modo strategico :
- Uso dei tovaglioli : il cibo viene trasferito nel tovagliolo mentre ci si pulisce la bocca o durante un momento di distrazione altrui. Il tovagliolo viene poi appallottolato e gettato via o nascosto.
- Tasche e indumenti : l’uso di abiti larghi o con ampie tasche facilita il trasferimento di alimenti secchi o solidi direttamente dalla tavola al vestito, per poi essere smaltiti in un secondo momento in bagno o fuori casa.
- Altre superfici : il cibo può essere nascosto sotto il bordo del piatto, dentro bicchieri opachi o persino dato furtivamente agli animali domestici.
Il significato clinico e psicologico
Dal punto di vista clinico, questi rituali indicano una profonda dissonanza cognitiva. La persona è consapevole che il proprio comportamento è considerato anomalo o preoccupante dagli altri, motivo per cui si adopera per celarlo. Questo “agire nell’ombra” alimenta sentimenti di vergogna e colpa, creando un circolo vizioso che isola ulteriormente il paziente. La necessità di mentire e nascondersi erode la fiducia nelle relazioni interpersonali, rendendo il pasto un momento di estrema tensione strategica piuttosto che di convivialità.
Come intervenire e supportare
Scoprire che una persona cara nasconde il cibo può scatenare reazioni di rabbia o tradimento, ma è fondamentale rispondere con empatia e senza giudizio. Ecco alcuni suggerimenti :
- Evitare la sorveglianza poliziesca : un controllo eccessivo o punitivo spesso spinge la persona a perfezionare le proprie tecniche di occultamento.
- Promuovere un ambiente sereno : cercare di non rendere il cibo l’unico argomento di conversazione durante il pasto può abbassare i livelli di ansia.
- Chiedere aiuto specialistico : questi comportamenti sono sintomi di un malessere profondo che richiede l’intervento di un’equipe multidisciplinare esperta in DCA.
In conclusione, nascondere il cibo è un grido d’aiuto silenzioso. Riconoscerlo come parte integrante della patologia è il primo passo per avviare un percorso di cura che miri non solo alla riabilitazione nutrizionale, ma anche alla risoluzione dei conflitti emotivi sottostanti.