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Glossario medico

Coazione a ripetere

Una voce del glossario di Comestai: parole chiare sui Disturbi Alimentari, scritte dalla nostra équipe.

Glossario medico · Comestai

Coazione a ripetere

Nel vasto e complesso ambito della psicologia clinica, la coazione a ripetere rappresenta un concetto cardine per comprendere perché gli esseri umani tendano a rimettere in atto situazioni dolorose o fallimentari. Questo fenomeno, descritto inizialmente da Sigmund Freud, si manifesta come una spinta irrefrenabile e inconscia a porsi in condizioni penose, ripetendo vecchie esperienze senza rendersi conto di averle attivamente determinate. Non si tratta di un semplice errore di valutazione, ma di un vero e proprio automatismo psichico che scavalca la razionalità e il principio del piacere.

Origini e significato clinico

Il termine è stato introdotto per spiegare come mai alcuni individui sembrino condannati a rivivere ciclicamente gli stessi traumi o a fallire nelle relazioni seguendo sempre lo stesso copione. Secondo la teoria psicanalitica classica, ciò che non è stato elaborato a livello conscio bussa alla porta del presente sotto forma di azione. In altre parole : ciò che non ricordiamo o non abbiamo compreso del nostro passato, siamo destinati a ripeterlo. La coazione a ripetere agisce come un tentativo disfunzionale della mente di “padroneggiare” un evento traumatico che, a suo tempo, è stato troppo intenso per essere metabolizzato.

La coazione a ripetere nei disturbi alimentari (DCA)

Nei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione, questo meccanismo assume una rilevanza clinica estrema. Il sintomo alimentare, che sia una restrizione estrema, una crisi bulimica o il ricorso a condotte di eliminazione, diventa spesso una forma di rituale ripetitivo. Molte persone affette da Anoressia o Bulimia Nervosa sperimentano una sorta di prigionia psicologica : nonostante la consapevolezza del danno fisico ed emotivo, si ritrovano a compiere gli stessi gesti ogni giorno. Le ragioni di questa ripetizione nei DCA possono essere molteplici :

  • Ricerca di controllo : ripetere uno schema rigido di alimentazione o di esercizio fisico fornisce l’illusione di poter dominare l’imprevedibilità della vita e delle emozioni.
  • Regolazione emotiva : il comportamento disturbato, pur essendo doloroso, è familiare. La mente preferisce un dolore noto a un’incertezza ignota, utilizzando il sintomo per anestetizzare l’ansia o il senso di vuoto.
  • Conferma dell’identità : la coazione a ripetere rinforza quella che viene definita la credenza madre, ovvero un’idea profonda e negativa di sé (ad esempio : “io non valgo nulla” o “io merito di soffrire”).
  • Auto-punizione : il ciclo di abbuffata e vomito può diventare un modo per punirsi ripetutamente per colpe percepite, alimentando un circolo vizioso di vergogna e svalutazione.

Il legame con il trauma e le relazioni

Spesso la coazione a ripetere non si ferma al rapporto con il cibo, ma si estende alle relazioni interpersonali. Chi soffre di un disturbo alimentare può trovarsi a scegliere partner o amici che ricalcano dinamiche infantili irrisolte, magari figure anaffettive o critiche. Questo accade perché l’individuo tenta inconsciamente di ottenere un finale diverso da una storia vecchia, ma finisce quasi sempre per confermare lo schema originale di abbandono o rifiuto. In ambito clinico, questo fenomeno è visibile anche nel transfert, ovvero nel modo in cui il paziente proietta sul terapeuta le proprie dinamiche relazionali passate.

Come spezzare il cerchio

Superare la coazione a ripetere richiede un lavoro terapeutico profondo e strutturato, come la terapia cognitivo-comportamentale migliorata (CBT-E) o approcci orientati alla consapevolezza. Il primo passo è la mentalizzazione : trasformare l’agito in pensiero. Quando la persona impara a riconoscere i trigger (gli inneschi) e le emozioni che precedono il comportamento ripetitivo, inizia a creare uno spazio tra l’impulso e l’azione. L’obiettivo non è solo eliminare il sintomo, ma riscrivere la propria narrazione interna, sostituendo il vecchio copione di sofferenza con nuove possibilità di benessere e auto-accettazione.

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