Astrazione selettiva (bias cognitivo)
Nel campo della psicologia clinica e dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione (DCA), l’astrazione selettiva rappresenta una delle distorsioni cognitive più frequenti e impattanti. Identificata originariamente da Aaron Beck, il padre della terapia cognitiva, questa dinamica consiste nel focalizzare l’attenzione su un singolo dettaglio di una situazione, estrapolandolo dal suo contesto e ignorando tutti gli altri elementi presenti. Il risultato è una visione della realtà parziale e quasi sempre negativa, che finisce per confermare le convinzioni disfunzionali della persona.
Il meccanismo del filtro mentale
Possiamo immaginare l’astrazione selettiva come un vero e proprio filtro mentale o un paio di occhiali con lenti speciali che lasciano passare solo i segnali di fallimento, critica o inadeguatezza. In questo processo cognitivo : l’individuo opera una sorta di “imbuto” attentivo dove :
- Viene isolato un unico dettaglio : solitamente un aspetto percepito come negativo o incoerente con le proprie aspettative di perfezione.
- Viene ignorato il quadro generale : gli aspetti positivi o neutri vengono completamente squalificati o non percepiti.
- Viene formulata una conclusione globale : l’intero evento viene giudicato sulla base di quell’unico frammento isolato.
L’impatto nei disturbi dell’alimentazione
Nei pazienti che soffrono di anoressia nervosa, bulimia nervosa o binge eating disorder, l’astrazione selettiva gioca un ruolo cruciale nel mantenimento della patologia e dell’insoddisfazione corporea. In questi casi, il bias si manifesta spesso attraverso l’osservazione del proprio corpo o la valutazione del proprio comportamento alimentare. Ad esempio, una persona potrebbe trascorrere una giornata seguendo il proprio piano alimentare con successo, ma focalizzarsi ossessivamente sull’aver mangiato un singolo biscotto non previsto. Quel dettaglio diventa la prova di un totale fallimento, oscurando completamente gli sforzi e i successi della giornata.
Allo stesso modo, l’astrazione selettiva è alla base del body checking (controllo del corpo). La persona può guardarsi allo specchio e concentrarsi esclusivamente su una piccola zona del corpo che percepisce come “troppo grassa” o “imperfetta”, ignorando l’armonia complessiva della sua figura o il fatto che il suo peso sia biologicamente sano. Questa distorsione alimenta il circolo vizioso dell’ansia e spinge a condotte di compenso o restrizioni ancora più severe.
Esempi comuni nella vita quotidiana
L’astrazione selettiva non riguarda solo l’alimentazione, ma contamina ogni ambito della vita, dalle relazioni sociali alle performance lavorative. Ecco alcuni scenari tipici :
- In ambito professionale : ricevere una valutazione eccellente dal proprio superiore con un unico suggerimento di miglioramento. La persona ignora i complimenti e trascorre i giorni successivi tormentata da quell’unico appunto, concludendo di essere incompetente.
- Nelle relazioni sociali : durante una serata tra amici, tutti si divertono ma una persona fa uno sbadiglio o sembra distratta per un istante. Chi soffre di questo bias interpreterà quel gesto come il segno che la propria compagnia è noiosa, ignorando le risate e l’interesse mostrato dagli altri.
- Nelle performance sportive : un atleta che conclude una gara in un’ottima posizione ma si focalizza solo su un piccolo errore tecnico commesso a metà percorso, vivendo l’intera esperienza come un disastro.
Trattamento e ristrutturazione cognitiva
Poiché l’astrazione selettiva è un automatismo del pensiero, il trattamento d’elezione è la terapia cognitivo-comportamentale (CBT-E). L’obiettivo non è semplicemente “pensare positivo”, ma imparare a pensare in modo realistico e multidimensionale. Durante il percorso terapeutico, il paziente impara a :
- Identificare i trigger : riconoscere i momenti in cui la mente sta applicando il filtro mentale.
- Raccogliere le prove : agire come un osservatore esterno e cercare attivamente i dettagli positivi o neutri che sono stati ignorati.
- Riformulare il pensiero : integrare il dettaglio negativo in una visione d’insieme più equilibrata e complessa.
In conclusione, imparare a guardare il “bicchiere nella sua interezza” piuttosto che solo il fondo vuoto è un passo fondamentale per ridurre il malessere psicologico e promuovere un rapporto più sano con il proprio corpo e con la realtà circostante.