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Chi sono oltre il Disturbo Alimentare? Una guida per i genitori

chi sono oltre il disturbo alimentare?

I Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA) sono patologie psichiatriche complesse che riguardano non solo l’alimentazione, ma anche la sfera emotiva, psicologica e sociale, incidendo significativamente sulle condizioni psicofisiche di chi ne soffre. Sebbene i DCA possano colpire individui di ogni età, la fascia maggiormente coinvolta è quella di adolescenti e di giovani adultə. In Italia, circa il 60% dei casiriguarda persone tra i 13 e i 25 anni e, negli ultimi anni, si è registrato un abbassamento dell’età di esordio, con bambinə di 8-9 anni che manifestano sintomi tipicamente osservati nellə adolescenti.

Il Disturbo Alimentare come identità

Un articolo di Equip, uno dei principali centri online per il trattamento dei Disturbi Alimentari negli Stati Uniti, tratta il tema dei DCA nell’infanzia e nell’adolescenza con un focus su un particolare aspetto: l’identificazione della persona con il proprio Disturbo Alimentare e la riscoperta della propria identità come elemento fondamentale del percorso di guarigione. 

“Uno degli aspetti più importanti, e spesso trascurati, di una guarigione completa dai Disturbi Alimentari è aiutare l’adolescente a costruirsi un’identità al di fuori della malattia”, spiega Jennifer Simmons, coordinatrice dei piani di trattamento del centro. 

“I Disturbi Alimentari tendono ad assumere il controllo dei pensieri, dei comportamenti, delle relazioni e della percezione di sé dell’individuo. Con il tempo, un adolescente può iniziare a pensare di essere il proprio Disturbo Alimentare, piuttosto che qualcuno che ne soffre”. 

Il ruolo dei genitori e dei parenti nel ritrovare la propria identità

La riscoperta dell’identità costituisce una componente fondamentale della terza fase del Trattamento Basato sulla Famiglia (Family Based Treatment, FBT), un modello terapeutico anglosassone che coinvolge attivamente i familiari dellə paziente, considerandoli una risorsa e una fonte di aiuto essenziale nel percorso di recovery. L’articolo di Equip spiega che i genitori possono aiutare lə propriə figliə a separarsi dal Disturbo Alimentare in numerosi modi, offrendo una serie di indicazioni e consigli utili da mettere in pratica nella vita quotidiana. Nello specifico, la guida proposta da Simmons si articola in quattro punti principali.

Esternalizzare il Disturbo Alimentare

Un elemento chiave del Trattamento Basato sulla Famiglia è l’esternalizzazione del Disturbo Alimentare, ovvero il fatto di separarlo dalla persona. Chiedere allə propriə figliə che cosa lui/lei - e non il suo Disturbo Alimentare - ha bisogno di dire può contribuire a ridurre il suo senso di vergogna e aiutarlə vedere la malattia come qualcosa di separato che lə controlla. Anche descrivere il Disturbo Alimentare come una maschera può essere utile. “Si riesce a vedere qualcosa attraverso di essa, ma è difficile”, afferma Simmons. “Lavoriamo per rimuovere quella maschera in modo che la persona possa vedere meglio ed essere veramente se stessa”. 

Focalizzarsi sui punti di forza 

“Mettete in risalto il suo coraggio, la gentilezza, l’impegno, il senso dell’umorismo e la resilienza!”, dice Simmons. “Fate capire a vostro figlio che vedete lui, non soltanto il disturbo”.  Bisogna resistere all’impulso di elogiare esclusivamente i miglioramenti nell’alimentazione, nel peso o nell’immagine corporea: secondo Simmons, ciò può involontariamente rafforzare la logica del Disturbo Alimentare.

Promuovere attività e legami significativi

L’isolamento rende il Disturbo Alimentare più forte. Pertanto, esortare unə ragazzə a riavvicinarsi ai propri hobby e amicə può contribuire notevolmente a rafforzare la sua identità. “Aiutate vostrə figliə a riscoprire interessi come l’arte, la musica, il volontariato, le attività ricreative e lo sport: luoghi in cui possa provare gioia, trovare uno scopo e sentirsi parte di qualcosa”, afferma Simmons.

Adattare le tecniche terapeutiche

La terza fase del Trattamento Basato sulla Famiglia si concentra sul costruire un’identità sana rafforzando le strategie di coping, affrontando le sfide sociali e altro ancora. “Questo lavoro incentrato sull’identità non si limita al Trattamento Basato sulla Famiglia”, precisa Simmons. “In tutti gli approcci terapeutici, il percorso di guarigione è più efficace quando l’adolescente è supportato nel riscoprirsi al di là della malattia e i genitori possono tornare a svolgere il loro compito primario: fare i genitori, non gestire un Disturbo Alimentare”. 

In conclusione, sebbene i Disturbi Alimentari possano essere fortemente destabilizzanti per l’intero sistema familiare, aiutare unə adolescente e riaffermare la propria identità può aumentare le probabilità di una guarigione completa e definitiva.

L’articolo è stato scritto in collaborazione con Animenta

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