Ruminazione (Disturbo da)
Il disturbo da ruminazione, storicamente noto anche come mericismo, è una condizione clinica classificata all’interno dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione. Si caratterizza per il rigurgito ripetuto e sistematico di cibo che avviene dopo il consumo di un pasto. A differenza del vomito classico, questo fenomeno avviene in modo involontario ma senza sforzo apparente, non essendo preceduto da nausea o conati. Una volta che il cibo torna in bocca, la persona può scegliere di rimasticarlo, deglutirlo nuovamente oppure sputarlo.
I sintomi principali e le manifestazioni cliniche
Il sintomo cardine è il rigurgito persistente, che solitamente si manifesta entro dieci o venti minuti dalla fine del pasto. Esistono però diversi segnali fisici e comportamentali correlati che aiutano a identificare la patologia :
- Assenza di acidità : il cibo rigurgitato ha tipicamente lo stesso sapore di quello appena ingerito, poiché il processo tende a interrompersi quando il contenuto gastrico diventa acido.
- Problemi digestivi e addominali : molti pazienti riferiscono un senso di pressione o dolore addominale che viene alleviato proprio dall’atto del rigurgito.
- Danni al cavo orale : il contatto ripetuto con i succhi gastrici, sebbene meno acido del vomito, può causare alitosi, erosione dello smalto dentale e sviluppo frequente di carie.
- Perdita di peso e malnutrizione : nei casi più gravi, lo sputare costantemente il cibo o la riduzione volontaria dell’introito calorico per paura di rigurgitare in pubblico portano a carenze nutrizionali significative.
- Segnali nei bambini : nei neonati o nei bambini piccoli si possono osservare inarcamenti della schiena e rumori di suzione durante l’episodio.
Criteri diagnostici e diagnosi differenziale
Secondo i manuali diagnostici internazionali, per porre diagnosi di disturbo da ruminazione è necessario che il rigurgito avvenga regolarmente per un periodo di almeno un mese. È fondamentale escludere che il comportamento sia legato a condizioni mediche organiche come il reflusso gastroesofageo (GERD), la gastroparesi o l’acalasia esofagea. Inoltre, la ruminazione non deve manifestarsi esclusivamente durante il decorso di altri disturbi alimentari come l’anoressia nervosa o la bulimia nervosa.
Cause e fattori di rischio
Le cause esatte non sono ancora del tutto note, ma la comunità scientifica concorda sul fatto che si tratti di un disturbo dell’interazione tra intestino e cervello. Spesso è associato a fattori psicologici come ansia, depressione e stress elevato. In alcuni casi, il disturbo può insorgere a seguito di un trauma fisico o emotivo. Mentre in passato si riteneva che colpisse solo neonati o persone con disabilità intellettive, oggi è noto che può manifestarsi in individui di ogni età e background socioculturale.
Implicazioni psicosociali e complicazioni
Vivere con questo disturbo può avere un impatto devastante sulla qualità della vita. Molte persone provano un profondo senso di vergogna e imbarazzo, arrivando a isolarsi socialmente. Possono evitare di mangiare fuori casa o di partecipare a eventi pubblici per paura che gli altri notino il rigurgito. Dal punto di vista fisico, se non trattata, la sindrome da ruminazione può portare a squilibri elettrolitici, disidratazione e, nei casi estremi, complicanze respiratorie come la polmonite ab ingestis dovuta all’aspirazione del cibo nelle vie aeree.
Trattamento e strategie di recupero
L’approccio d’elezione per il trattamento della ruminazione è di tipo comportamentale. La tecnica più efficace è l’apprendimento della respirazione diaframmatica : questa pratica aiuta a rilassare i muscoli addominali e a prevenire la contrazione involontaria che spinge il cibo verso l’alto. La terapia cognitivo-comportamentale (CBT) è altrettanto preziosa per gestire l’ansia sottostante e modificare le abitudini negative legate ai pasti. In alcuni contesti clinici viene utilizzato anche il biofeedback, che permette al paziente di visualizzare le proprie funzioni corporee e imparare a controllarle consapevolmente attraverso monitoraggi visivi o sonori.