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Deficit di mentalizzazione

Una voce del glossario di Comestai: parole chiare sui Disturbi Alimentari, scritte dalla nostra équipe.

Glossario medico · Comestai

Deficit di mentalizzazione

Nel campo della psicologia clinica e dello studio dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione (DCA), il concetto di mentalizzazione riveste un ruolo di primaria importanza per comprendere le dinamiche profonde che sottendono il rapporto conflittuale con il cibo e il corpo. La mentalizzazione, termine reso celebre da Peter Fonagy, è la capacità tipicamente umana di comprendere se stessi e gli altri in termini di stati mentali, ovvero : intenzioni, desideri, bisogni, emozioni e pensieri. Quando questa funzione non si sviluppa pienamente o subisce un arresto, si parla di deficit di mentalizzazione.

Che cos’è la mentalizzazione

In termini semplici, mentalizzare significa avere la mente nella mente. È quel processo prevalentemente preconscio che ci permette di dare un senso al comportamento proprio e altrui. Senza questa bussola interna, il mondo sociale e il proprio mondo interiore diventano luoghi caotici, imprevedibili e spesso spaventosi. La mentalizzazione non è una capacità innata, ma si sviluppa nei primi anni di vita attraverso la relazione con le figure di attaccamento : se un genitore è in grado di rispecchiare correttamente le emozioni del bambino, quest’ultimo imparerà a riconoscerle e a nominarle.

Le caratteristiche del deficit di mentalizzazione

Un individuo che presenta un deficit di mentalizzazione fatica a distinguere tra realtà esterna e realtà interna. Questo limite si manifesta attraverso diverse modalità cognitive e relazionali :

  • Equivalenza psichica : la persona percepisce i propri pensieri o le proprie paure come fatti oggettivi. Se una paziente con anoressia si sente grassa, nella sua mente lei ? grassa, indipendentemente dal responso della bilancia o dello specchio.
  • Modalità del far finta : gli stati mentali sono separati dalla realtà. Si può parlare di emozioni in modo astratto o intellettualizzato, ma senza un reale coinvolgimento affettivo.
  • Pensiero concreto : l’incapacità di cogliere sfumature o metafore. Tutto viene interpretato in modo letterale e fisico.

Il ruolo del deficit nei disturbi alimentari

Per chi soffre di un disturbo alimentare, il corpo diventa spesso il palcoscenico su cui vengono rappresentati conflitti che non trovano una traduzione psichica. In presenza di un deficit di mentalizzazione, l’emozione non viene sentita come un segnale psicologico, ma come una sensazione fisica intollerabile. In questo contesto, il comportamento alimentare distorto assume una funzione specifica :

Nelle pazienti con Anoressia Nervosa, il controllo ossessivo del peso e del cibo serve a mettere a tacere un mondo interno percepito come soverchiante. La fame diventa un segnale concreto che può essere dominato, offrendo una temporanea sensazione di competenza in un’area dove la gestione delle emozioni fallisce. Al contrario, nella Bulimia Nervosa o nel Binge Eating Disorder, l’abbuffata può essere vista come un tentativo di colmare un vuoto emotivo che la persona non riesce a nominare o a elaborare mentalmente.

Il corpo come sostituto della mente

Quando la funzione di mentalizzazione è compromessa, il soggetto non riesce a riflettere su ciò che sta provando. Se si sente triste, arrabbiato o ansioso, non riesce a dire : mi sento così perché è successo questo. Al posto del pensiero interviene l’azione sul corpo. Il dolore psichico viene trasformato in dolore fisico o in manipolazione del peso. Il corpo diventa così l’unico strumento per comunicare un disagio che non può essere espresso a parole. Questo fenomeno è strettamente collegato all’alessitimia, ovvero l’incapacità di identificare e descrivere i propri sentimenti.

Implicazioni terapeutiche e trattamento

Il trattamento dei disturbi alimentari non può limitarsi alla sola riabilitazione nutrizionale, ma deve mirare al ripristino della capacità riflessiva. Uno degli approcci più efficaci in questo senso è il Trattamento Basato sulla Mentalizzazione (MBT). L’obiettivo della terapia è aiutare il paziente a :

  • Identificare gli stati mentali che precedono l’impulso a digiunare o ad abbuffarsi.
  • Riconoscere che i pensieri non sono fatti, ma rappresentazioni della realtà che possono essere messe in discussione.
  • Sviluppare una maggiore curiosità verso il proprio mondo interno e quello degli altri, riducendo l’impulsività.

In conclusione, superare un disturbo alimentare significa non solo ristabilire un equilibrio con il cibo, ma soprattutto colmare quel deficit di mentalizzazione che impedisce alla persona di abitare la propria mente con sicurezza e consapevolezza.

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